Il bambino ucciso dall’altro bambino durante una battuta di caccia a Montespertoli (Fi) era di Empoli. Un caro amico di mio padre è caro amico del padre del bambino e mio padre e il padre del bambino si conoscono. Non vorrei essere lui. Ma soprattutto non vorrei essere la sua ex moglie. Credo che lo ucciderei se fossi la sua ex moglie.
Perché infondo infondo nei confronti della categoria cacciatori contemporanei non riesco a provare pietà.
E non è solo una questione di punto di vista animalista, ognuno è libero di fare quello che gli va, di avere la morale e l’etica che vuole. Ma che la caccia contemporanea, in un mondo in cui l’uomo si può permettere, se non di farne a meno di non farlo o di non farlo come sport, in un mondo in cui ci sarebbe bisogno del rispetto che gli indiani riservano ai bisonti che uccidevano (chiedendo poi perdono), genera un’etica desensibilizzata di cui francamente il mondo contemporaneo non ha bisogno è un fatto. Mi spiego: la mia opinione è che i cacciatori non si rendano conto che i loro fucili uccidano. Considerando le vite degli animali vite di serie B, non arrivano a pensare che forse il loro strumento può mandare al creatore anche il miglior amico, il compagno di battuta, il figlio…e piangono quando invece l’arma si mostra per quel che è.
I cacciatori delle cività primordiali avevano generalmente delle grandi anime. Le animelle inaridite dei cacciatori di oggi invece in un certo senso mi fanno compassione. Come quel padre di quel figlio, poverino, al quale però non mi sento di esprimere lo stesso grado di solidarietà che esprimerei alla madre se l’avessi davanti a me, povera donna.